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Carissimi!

Il Signore vi dia Pace!

Colgo l'occasione di questo spazio, "Angolo del Parrocchiano", per salutarvi tutti e darvi motivo della sua esistenza.

L' "Angolo del parrocchiano" è uno spazio informativo o culturale, dove ciascuno di voi può scrivervi qualcosa per condividerlo con tutti i parrocchiani di Costano. Ogni condivisione (informazione, articolo, critica, ecc.) prima di essere pubblicata, sarà vagliata dal parroco, perchè possa essere strumento costruttivo e non distruttivo. Creare PONTI, NON MURI!

Al più presto darò le indicazioni per poter rendere disponibile tale spazio.

Vi Benedico tutti!

p. Salvio, parroco 

FESTA DI S. GIUSEPPE 2013

Il giorno 19 marzo la chiesa cattolica ricorda San Giuseppe, il papà di Gesù, il protettore dei falegnami, e tanto altro, e non ultimo il patrono di Costano.

Costano è un paese, si trova nella piana di Assisi e quest’anno, per la prima volta, il nostro nuovo parroco, padre Salvio, ha voluto fare la festa patronale coniugando il momento liturgico con quello molto più umano di un convivio.

Alla celebrazione solenne della Santa Messa, presieduta dallo stesso parroco, è seguita la processione che ha percorso le principali vie del paese e a cui hanno partecipato le confraternite locali, autorità civili e non poteva mancare, naturalmente, la banda.

Dopo il momento spirituale, visto che la festa patronale, si sa, è tradizionalmente l’occasione per scendere in piazza, incontrare amici, fare nuove conoscenze, padre Salvio ha pensato bene di inventarsi il “Piatto di San Giuseppe” e intorno a questo radunare il paese. Un successo, 360 partecipanti e una bella fetta di costanesi e non rimasti a casa perché non era prevista una tale adesione. Ci attrezzeremo per il prossimo anno.

Il piatto di San Giuseppe, a base di pasta rimane una ricetta segreta, le cuoche hanno avuto ordini precisi in tal senso, come segreta è la ricetta della famosa porchetta di Costano che è stato l’altro piatto principale del pasto. Per chiudere in bellezza il convivio frittelle dolci di riso e un dolce, anche questo nato nelle segrete stanze di alcune parrocchiane, detto il “Bastone di San Giuseppe” proprio perché ha la forma e il colore del bastone del santo.

Vi assicuro che c’era da leccarsi i baffi:

Per alleggerirsi un po’, tutti al campo di calcio per il torneo “San Giuseppe - Padri contro Figli” .

Conclude la giornata di festa il concerto della banda musicale di Costano.

Una festa patronale, dunque, di quelle con i fiocchi, proprio quelle di buona memoria.

Un grazie di cuore ai molti che hanno lavorato con fatica, ma con gioia, secondo il miglior spirito di condivisione e di comunità e grazie a padre Salvio, l’ideatore della nostra bella festa.

Per tutti un arrivederci al 19 marzo 2014, a Costano naturalmente.

Nicolina Morichetti

IL VENERDI’ SANTO A COSTANO

L’attenzione che viene prestata al venerdì santo a Costano è molto particolare, perché vissuta da molti in maniera intensa e coinvolgente sin dal mattino.

È un giorno che si declina in alcuni momenti che rappresentano un autentico patrimonio culturale che si tramanda da generazioni e che è centrale nella vita spirituale di ogni credente.

Dunque un giorno speciale, un giorno che si contraddistingue dal fragore degli altri giorni di festa in quanto si commemorano la Passione e la crocefissione di Gesù Cristo.

Un giorno di lutto, di tristezza, di astinenza, un giorno in cui affiorano alle menti tutti i dolori, le sofferenze e le ingiustizie che ognuno di noi vive e che sono state vissute prima dal Figlio del Padre.

Il tutto viene esaltato a Costano con atti e tradizioni, rievocazioni di un evento spirituale ma anche storico.

L’allestimento del sepolcro in Chiesa è il primo atto che si compie nella giornata. Viene montato il cataletto dove viene deposto il Cristo morto, contestualmente si procede alla vestizione della statua della Madonna.

La vestizione della Madonna rappresenta un atto particolarmente pregno di tradizione e di significato: il prezioso abito della Madonna addolorata con gli ex voto è custodito dalla confraternita delle Madri Cristiane e al mattino in sagrestia si procede alla vestizione. Il cataletto è invece allestito dai componenti della confraternita del SS. Sacramento e riceve subito l’omaggio tradizionale di molti bambini che vanno a deporre fiori di campo sul velo che ricopre il Cristo morto.

Un altro caratteristico momento che segue è l’annuncio del mezzogiorno da parte dei bambini con fragorose battilarde e tradizionali raganelle in giro per il paese, in sostituzione del suono delle campane che fino alla mezzanotte del sabato rimangono mute in segno di lutto.

Il suono delle battilarde è anche l’annuncio del pranzo comune, agape fraterna, organizzato dalla confraternita del SS. Sacramento presso la loro sede, la famosa “Fratente”. Questo momento laico del venerdì è vissuto storicamente dai costanesi e da ospiti esterni attraverso le classiche sobrie vivande a base di fagioli e baccalà, contornate da pietanza di finocchio in sale e pepe. La semplicità e la sobrietà dell’agape rappresenta un momento di fraternità e di condivisione, con il denominatore comune della riflessione sulla morte di Cristo.

Nel primo pomeriggio, alle 15:00, uno dei momenti più toccanti della giornata è la narrazione della Passione, letta a più voci in chiesa per ricordare tutti i passaggi evangelici che narrano le vicende che precedono la morte di Cristo.

Il momento che ne segue è reso particolarmente significativo dalla chiesa spoglia e raccolta in un silenzio di preghiera caratterizzato dal dolore che solo la morte di un Padre può provocare, da un lato con il corpo morto sul cataletto nero e dall’altro il volto della Madonna segnato da un dolore senza fine.

Fa seguito l’adorazione della croce, al centro della Chiesa, con il sacerdote che ne ricorda l’importanza e la centralità per l’intero periodo pasquale: simbolo di morte e di Resurrezione allo stesso tempo, poiché è strumento di dolore ma anche segno dell’amore di Dio verso gli uomini.

La giornata ha come ultimo e forse, più condensato significato la rappresentazione della Via Crucis per le vie del paese, coinvolto in tutte le sue componenti. In particolare ancora una volta le stazioni sono state affidate all’organizzazione e alla gestione dei giovani del paese, i quali hanno saputo di nuovo rappresentare le vicende della Passione con atti e scene di autentica commozione.

Quest’anno in particolare, il sacerdote ha voluto inserire, in linea con il suo spirito propositivo e creativo, durante lo svolgimento della Via Crucis i commenti e le riflessioni tratte dalle parole di Madre Teresa di Calcutta.

Parole che hanno risuonato nelle vie del paese, ad esempio la riflessione che ha accompagnato la prima stazione che così recitava: “Se non siamo disposti a dare tutto ciò che serve per fare del bene gli uni agli altri, il peccato è ancora fra noi. Perciò è importante capire che l’amore, per essere vero, deve fare male […]”.

Un paese dunque interamente in comunione con lo spirito che aleggia nel Venerdì Santo, pronto ad unire gli intenti e i comportamenti in maniera uniforme e finalizzata alla ricorrenza della grande solennità. Un paese mobilitato dalle prime ore del mattino e riunito nella preghiera fino a tarda notte, a seguito dell’ultima ora di adorazione della croce, in Chiesa, dopo la Via Crucis.

Un paese che richiama, nella circostanza, tutte le sue secolari tradizioni, le migliori energie e la propria spiritualità.

Spiritualità che si esalta a Costano proprio in occasione della riscoperta delle tradizioni, le quali a loro volta esprimono il senso religioso di un intero paese, in un connubio forte che nel giorno del Venerdì Santo è sempre più manifesto.

VERONICA RASPA

DIETRO LE QUINTE DELLA FESTA DI SAN GIUSEPPE OVVERO TUTTA LA VERITA' SUL FAMOSO "PRIMO PIATTO DI SAN GIUSEPPE"

di SABINA SCARPONI

Quando alcuni mesi fa padre Salvio è tornato alla carica con il “piatto di San Giuseppe” ci siamo detti:

-   Ci  risiamo! L’anno scorso si è accontentato del “bastone” ma quest’anno ci tocca…  Pensavamo si fosse scordato, invece…

Eravamo nel mese di ottobre e vi assicuro che la squadra di persone incaricata di “pensare” e quindi realizzare questo piatto non aveva la minima idea di dove iniziare. I votati al sacrificio, così ci sentivamo, erano Carlo e Maria Orologio, Melania Bacchi, Vanda Pettinelli e la sottoscritta, coordinati da Alberto Fioriti. Le disposizioni di padre Salvio erano chiare: un piatto nuovo, ma che richiamasse la tradizione, fatto con ingredienti tipici del nostro territorio.

Dopo esserci consultati per settimane, spesso anche in maniera informale, ci siamo orientati su alcune preparazioni piuttosto che su altre, decidendo di escludere amatriciana e simili, primi a base di panna e funghi (ottimi, ma ormai troppo sfruttati nelle sagre) ed anche il riso poiché già impiegato nelle frittelle. Ci siamo invece orientati su piatti a base di verdure, legumi, pomodoro e “battuto” (lardo), salsicce, radicchio. Quando la fatidica sera del 9 febbraio ci siamo incontrati a casa di Carlo e Maria per l’assaggio delle varie pietanze, ci siamo trovati a dover scegliere tra nove primi piatti eccellenti. La giuria, presieduta da p. Salvio, ha dovuto, suo malgrado, procedere per esclusione eliminando i piatti troppo elaborati, quelli troppo semplici ed altri giudicati di sapore conosciuto fino ad arrivare all’individuazione del “Primo piatto” di San Giuseppe, quello che molti di voi hanno potuto gustare domenica 17 marzo.

Questo piatto, la cui preparazione è “segreta”, ha incontrato il favore di tutti e non poteva essere altrimenti visto che tra i suoi ingredienti c’erano un pizzico di creatività, tanta voglia di realizzare qualcosa di speciale per Costano e una buona dose di coraggio, il tutto condito con la preghiera di San Giuseppe, recitata in cucina tutti insieme prima di accendere i fornelli.

Di questo evento, fatica a parte, conservo ricordi molto belli, dei flash che a distanza di giorni mi tornano in mente: il clima di serenità, di collaborazione, direi proprio di fraternità che regnava in cucina, la tranquillità con cui ciascuno di noi ha assolto ai propri compiti, quasi fosse una cosa di tutti i giorni cucinare per 350 persone, infine la gioia provata nel lavorare tutti insieme, senza etichette, sotto un’unica bandiera, quella di San Giuseppe, che stavolta, credetemi, il miracolo l’ha fatto davvero! Grazie a tutti.

Di Sabina Scarponi

Nel giorno dell’Epifania la Chiesa annuncia che il Triduo del Signore crocifisso, morto e risorto è il centro di tutto l’anno liturgico. Celebrare il Triduo Pasquale significa sperimentare e vivere con Cristo alcuni momenti fondamentali della sua vita: l’istituzione dell’Eucarestia, la lavanda dei piedi, la passione, la crocifissione e morte, la risurrezione.

Il Triduo, è importante sottolinearlo, non è una preparazione alla Pasqua (come può essere, ad esempio, un triduo di preparazione alla festa patronale) ma è la solennità della Pasqua stessa che viene celebrata in tre giorni, i quali sono rivestiti della stessa importanza e solennità. Tale continuità viene evidenziata dall’assenza del congedo al termine delle celebrazioni maggiori del Triduo, in modo quasi da porre l’assemblea cristiana in uno stato di continuità liturgica a partire dalla Messa ”in Coena Domini”, del Giovedì Santo, fino al termine della “Veglia Pasquale” del Sabato notte. Come in tutta la Chiesa anche nella nostra parrocchia si sono celebrati i momenti liturgici più importanti in coerenza con le tre grandi ore desunte dai Vangeli: l’Ultima Cena con la Messa del Giovedì Santo, la celebrazione della Passione e Morte di Gesù il Venerdì Santo, la Veglia Pasquale nella Notte Santa per celebrare la Risurrezione del Signore.

La celebrazione della Cena del Signore, con il suggestivo segno della lavanda dei piedi, e la Reposizione del Santissimo Sacramento nella cappella del SS. Crocifisso, ha aperto il tempo ad un momento molto suggestivo e devo dire anche lungamente atteso da molti: quello dell’adorazione eucaristica personale e comunitaria che quest’anno, novità assoluta, si è protratta ininterrottamente fino a mezzogiorno del Venerdì. Tutta la notte, secondo turni di veglia stabiliti in precedenza, abbiamo pregato davanti a Gesù Eucaristia rispondendo, almeno in parte, a quel “vegliate e pregate” chiesto da Gesù ai discepoli nel Getsemani, ma chiesto anche a noi nell’ora della sua Passione. Il primo turno, fino a mezzanotte, è stato animato, con canti e letture, dal gruppo dei giovanissimi guidati da fra Edoardo, suor Nicoletta e suor Monica; poi nel corso della notte e della mattinata successiva si sono alternati rappresentanti delle confraternite, delle madri cristiane ed altri parrocchiani. L’adorazione si è conclusa con la recita dell’ora media a mezzogiorno del Venerdì Santo.

Alle ore 15.00 dello stesso giorno, ora nella quale, secondo i Vangeli, Cristo rese lo Spirito al Padre, ha avuto luogo la celebrazione della Passione del Signore composta da tre momenti: la Liturgia della Parola, l’Adorazione della Croce e la Comunione Eucaristica. Questo è l’unico giorno dell’anno in cui il centro della Liturgia della Chiesa non è l’Eucarestia ma la Croce, icona di amore per i cristiani più che di sofferenza e la celebrazione è iniziata proprio con il sacerdote steso sul pavimento davanti all’altare ad adorare la Croce, vero mistero Pasquale, a testimonianza che amare è servire, donarsi totalmente, offrire la propria vita senza pretendere nulla in cambio.

La sera, alle 21.00, si è svolta la tradizionale Via Crucis per le vie del paese: le quattordici stazioni, costituite da quadri viventi molto suggestivi, allestite in parte già dal pomeriggio, hanno richiamato, come avviene ormai da anni, numerose persone anche dai paesi vicini. Altra novità di quest’anno, propostaci da padre Salvio, è stata l’ora di adorazione della Santa Croce al termine della processione: dalle 23.00 circa fino a mezzanotte siamo rimasti in preghiera davanti alla Croce alternando canti a momenti di silenzio che ci hanno introdotti nella giornata del Sabato, dedicata proprio al silenzio e alla meditazione.

Questo Sabato, che sta tra il dolore della Croce e la gioia della Risurrezione, dove il tempo sembra fermarsi, dove le ore sembrano più lunghe perchè rese pesanti dal silenzio di Dio, l’unico modo per arrivare a sera è rivestire di significato i gesti quotidiani, alcuni appartenenti ad antiche tradizioni. Una di queste è la preparazione dei cibi pasquali che le famiglie consumano, di solito, a colazione la mattina di Pasqua: torte al formaggio e dolci, uova sode, affettati… vengono sistemati con cura in ceste di vimini, ricoperti con tovaglie ricamate e portati a benedire in Chiesa o in altri luoghi convenuti.

Finalmente sono giunte le 23.00, ora stabilita per l’inizio della Veglia del Sabato Santo, la celebrazione che conclude il Triduo Pasquale, la più bella e la più complessa dell’intero anno liturgico, quella per la quale padre Salvio ci aveva, in più di un’ occasione, raccomandato di lasciare volutamente a casa l’orologio.

Il solenne rito pasquale è iniziato con la Liturgia della Luce: benedizione del fuoco, avvenuta all’ingresso della Chiesa immersa nell’oscurità, il sacerdote si è avviato verso l’altare con il cero pasquale, simbolo di Cristo; la processione è stata accompagnata dall’accensione delle fiaccole dei fedeli. All’annunzio pasquale ha fatto seguito la Liturgia della Parola: le letture bibliche, alternate ai salmi e alle invocazioni del sacerdote, ci hanno fatto meditare ciò che Dio ha operato nella storia. Quando sono risuonate le solenni note del “Gloria”, segno dell’avvenuta Risurrezione, abbiamo assistito all’ “Inchinata”, che simboleggia l’incontro tra il Cristo Risorto e la sua SS. Madre, accompagnata da un tripudio di applausi e dal suono delle campane a festa. Gli altri due momenti molto significativi sono stati la Liturgia Battesimale che richiama la vittoria di Gesù passato dal mare della morte alla Risurrezione, e la Liturgia Eucaristica, vertice di tutto il cammino quaresimale e della Veglia di Pasqua.

Dopo esserci scambiati il segno della Pace con la frase “Cristo è risorto! È veramente risorto alleluia!”, ci siamo recati alla sala della “Fratente” per un momento di convivialità che ha concluso in letizia l’intensa e toccante serata.

Come riflessione finale sulle celebrazioni appena vissute voglio farci un augurio con le parole pronunciate dal sacerdote all’inizio della Veglia pasquale, mentre invoca la benedizione sul fuoco nuovo: “O Padre,…fa’ che le feste pasquali accendano in noi il desiderio del cielo e ci guidino, rinnovati nello spirito,…” a compiere questo “passaggio” cioè questa Pasqua: non conoscere più il Signore “per sentito dire” ma per aver sperimentato nella nostra vita l’ampiezza, l’altezza e la profondità del Suo amore.

di Rita Cascianelli

La festa di San Giuseppe, celebrata a Costano domenica 17 marzo 2013, festa patronale, fra le varie iniziative inserite nel programma, ha anche un “Torneo di Calcetto” denominato, manco a dirlo, “S. Giuseppe – padri contro figli”.

       Ha avuto come protagonisti la categoria dei papà schierata contro quella dei figli grandi e bambini.

       Il torneo si è svolto nel primo pomeriggio nei due campi di calcetto messi a disposizione da Cristian e Roberto, squisitamente gentili, gestori del Bar “Tennis Club” di Costano.

       Le squadre erano divise in categorie di anni: ragazzini (nati dal 2000 al 2004), ragazzi (nati dal 1984 al 1999) e papà (nati prima del 1984).

       Tutte le partite sono state arbitrate con competenza, serietà ed imparzialità, dal sig. Massimo Tomassoni e Franco Fatigoni.

         Le gare sono state appassionanti e seguite con grande tifo dai sostenitori di tutte le squadre. Si registra qualche infortunio, ma niente di grave.

         Il nostro Parroco, padre Salvio, ha fatto da supporter di tutte le categorie ed alla fine è risultata vincente la sua squadra.

         Durante la manifestazione calcistica si è giocato anche al “Tiro alla fune”. Per primi hanno partecipato i bambini, poi le mamme ed in ultimo i giovanissimi.

Questa sudata gara ha emozionato grandi e piccoli, soprattutto questi ultimi che, con uno scatto di pura forza, si sono aggiudicati un trofeo da lasciare senza fiato.

         Sicuramente questo è stato un momento di grande convivialità che dovrà ripetersi anche negli anni a venire perché lo spirito è stato soprattutto quello di trascorrere una giornata insieme attorno la presente figura di S. Giuseppe!

         Grazie, grazie, grazie padre Salvio!!!

di Gruppo Giovanissimi

Il 6 e il 7 aprile noi giovani dell'Umbria abbiamo vissuto un week-end "alternativo". Siamo infatti partiti per Orvieto, dove è stato organizzato l'incontro per giovani dell’umbria; alcuni partecipavano controvoglia, altri entusiasti e altri ancora per scommessa...comunque sia possiamo dire che ne è proprio valsa la pena!                                   

Dopo essere stati accolti con balli e canti, poichè con Dio riusciamo ad essere sempre gioiosi, abbiamo ascoltato alcune testimonianze di persone che, in un modo o nell'altro, hanno sentito la chiamata del Signore.

I primi a testimoniare è stata una coppia che ha deciso di non tenere la felicità solo per sé, ma di avere una famiglia "aperta" per donare questa gioia; così, per amore, hanno scelto di prendere in affido bambini con difficoltà e donare loro una famiglia che non avevano. Questi due genitori non cercano la perfezione, ma ritengono che l'importante sia costruire insieme «mattone dopo mattone, confidando sempre nell'aiuto di Dio che trasmette loro la forza di andare avanti». La seconda testimonianza era di Fra Alessandro Brustenghi: lui ha desiderato fin da giovane fare il cantante, poi però Dio l'ha chiamato sconvolgendo tutti i suoi piani, facendogli usare il suo dono del canto per portare a tutti il messaggio di Gesù. Con la sua storia ci ha fatto capire che Dio ci sorprende e si fida di noi e delle nostre capacità.

L'ultima testimonianza è stata di don Riccardo, un ragazzo che prima di diventare sacerdote diocesano, viveva senza regole, pensando solo al divertimento. Questo divertimento l'aveva spinto nel tunnel della droga, convinto che tutto ciò gli procurasse momenti di felicità. Un giorno però vide un bambino povero in Albania che era felice, pur camminando nella spazzatura: quel bambino apprezzava la vita senza mai aver ricevuto niente da questa. Ed è proprio con questo episodio che Dio parlò a Riccardo, insegnandogli ad amare la vita, perchè è il dono più grande che Dio possa aver fatto all'uomo.

E' proprio grazie a queste persone che abbiamo capito che il Signore si fida di noi, indipendentemente da chi siamo o da che tipo di vita conduciamo. Dopo le testimonianze gli animatori ci hanno divisi in gruppi per confrontarci tra di noi. Dopo le prime timidezze abbiamo socializzato e abbiamo parlato con i ragazzi proveniente dalle diverse diocesi dell’Umbria. E' stato interessante conoscere pensieri e punti di vista diversi, e soprattutto scoprire che tutti eravamo accomunati dalla voglia di fidarci di Dio ed essere felici con Lui.

Dopo esserci rifocillati con qualche panino, la nostra serata è stata animata dal mitico gruppo rock dei "THE SUN" che hanno cantato per noi. Loro con le loro canzoni girano il mondo portando la loro testimonianza di fede con gioia e amore anche in centri di bambini disabili o in città con problemi sociali. Ciò che stupisce maggiormente di loro è che hanno creato un gruppo così, per gioco e nessuno avrebbe mai immaginato di diventare un gruppo così importante. Malgrado la nostra stanchezza, i THE SUN sono riusciti a farci divertire, ballare e cantare con loro!

La serata si è conclusa con l'adorazione di Cristo al duomo di Orvieto. Sembrava impossibile resistere fino a tarda notte, ma il tempo è volato tra canzoni e momenti di riflessione: in quella tranquillità siamo riusciti ad entrare in contatto con Dio, ad esporre a Lui i nostri problemi ed il nostro cuore.

Arrivati ai dormitori eravamo stremati e tra il freddo, le chiacchiere ed un po’ di scomodità ci siamo divertiti vivendo un'esperienza nuova, dormendo sul pavimento, ma sempre ridendo e scherzando tra di noi. Il risveglio è stato un po’ traumatico, ma dopo un abbondante colazione ci siamo rinvigoriti pronti per celebrare le lodi in una grande sala e ascoltare un brano del vangelo, spiegato da mons. Sigalini, vescovo di Palestrina. La santa messa è stata celebrata nel duomo di Orvieto, ed è stata veramente il "pezzo forte" della giornata: una magnifica celebrazione fatta apposta per noi giovani  che cantavamo e animavamo.

Un particolare momento che ci ha colpito è stato quando il vescovo ha ricordato il miracolo accaduto proprio ad Orvieto: delle gocce di sangue cadute dall'ostia, spezzata da un sacerdote che in quel momento dubitò che quella fosse veramente CORPO DI CRISTO! Ancora una volta ci hanno fatto capire che dobbiamo fidarci di Dio!

L'incontro è finito in bellezza con il pranzo nella piazza del duomo, che ci ha dato la forza e l'energia per camminare fino al pullman che ci ha riportato a casa.

E' stata una bellissima esperienza; Dio ha voluto che tutti noi in quel momento fossimo lì. In un modo o nell'altro ci ha scelti, perchè ha voluto incontrarci e parlare con noi attraverso i suoi testimoni. Abbiamo capito che, nonostante la nostra vita e nonostante i nostri continui errori, anche se ci possiamo allontanare da Lui in alcuni momenti, dobbiamo avere fiducia nel suo amore! Dio è sempre a braccia aperte ad aspettarci e accoglierci dicendo "MI FIDO DI TE"!

di Nicolina Usai in Morichetti

Domenica 7 aprile 2013 ore 06 siamo tutti pronti per una nuova avventura: visitare a Roma il Palazzo del Quirinale, sede del Presidente della Repubblica, e Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati.

       Nonostante la levataccia, siamo abbastanza baldanzosi e felici di intraprendere questo nuovo, seppur breve, viaggio. In 52, di tutte le età, e di provenienze diverse (Costano, S. Maria degli Angeli, Spello, Torgiano, Cannara e Marsciano) partiamo alla volta di Roma. Arriviamo intorno alle ore nove in Piazza del Quirinale, mentre un gruppo di sette partecipanti si dirigono in Piazza San Pietro per salutare, anche da parte nostra, il carissimo Papa Francesco.

       E’ una giornata metereologicamente splendida.

In piazza ci attendono due meravigliose e giovani guide: Serena e Marta, che in seguito abbiamo scoperto bravissime, ed insieme a loro una fila lunghissima di persone in attesa di entrare.

Anche noi concorriamo ad aumentare la fila: aspettiamo pazientemente il nostro turno sotto un bellissimo e caldo sole.

Eccoci finalmente arrivati, seguiamo le guide ( una delle quali Marta porta come simbolo di riconoscimento la testina del maiale e per il quale chiediamo spiegazioni; scopriamo così che Marta è di Marino, il paese dei colli romani della famosa porchetta. “E no” diciamo noi, è Costano il paese della porchetta e la difendiamo a spada tratta. Che combinazione! Due paesi porchettari che si incontrano, questa volta, per puro caso).

       Superate le misure di sicurezza ci addentriamo nello splendido palazzo, sede prima dei Papi, poi del Re ed ora del Presidente della Repubblica.

Impossibile descrivere minuziosamente tutte le sale che abbiamo visitato, preferisco elencare le principali: Salone delle Feste, Sala degli Specchi, loggia d’Onore, Sala degli Scrigni, Sala di Ercole, Sala degli Ambasciatori, Sala di Augusto, Sala Gialla, Sala del Diluvio, Cappella Paolina, Salone dei Corazzieri.

Ci colpiscono i bellissimi affreschi, gli arredi e gli stupendi lampadari di Murano che illuminano i sontuosi saloni.

         Siamo un po’ tristi nel dover lasciare queste meraviglie, purtroppo la visita è finita, ma torneremo, promesso.

Ed ora tutti a pranzo al self-service di via del Corso.

         Ci aspetta Palazzo Montecitorio. Sulla piazza antistante un serpentone di aspiranti visitatori ci obbliga a metterci in fila, anche se ci dicono che forse non riusciremo ad entrare. Ma la nostra testardaggine alla fine viene premiata ed entriamo come ultimo gruppo.

Ci guida, per i meandri del Palazzo, un signore gentilissimo, molto bravo e chiaro nelle spiegazioni.

Visitiamo le sale di rappresentanza:

la Sala della Lupa: è la sala nella quale il 10 giugno 1946 fu proclamato l’esito del Referendum che sancì la nascita della Repubblica Italiana.

La Sala Gialla ora Sala Aldo Moro: intitolata allo statista, assassinato il 9 maggio 1978 dalle Brigate rosse, per onorarne la memoria.

La Sala della Regina: così chiamata perché la sovrana vi era ricevuta con il suo seguito in occasione del discorso della corona.

Il Transatlantico:. è un vasto salone che conduce all’aula e divide la parte moderna del palazzo da quella più antica. Il suo nome si deve agli arredi e al soffitto realizzati dalla ditta Ducrot di Palermo, ma soprattutto alle plafoniere, che ricordano le lampade delle grandi navi transoceaniche, con rameggi in ferro battuto che sostengono grandi globi semisferici vetrati. E’ anche il luogo dove i giornalisti attendono i deputati per chiedere loro commenti e dichiarazioni a margine dei dibattiti.

L’AULA della Camera dei Deputati è il luogo dove i deputati si riuniscono in assemblea per esercitare la funzione legislativa. Colpisce per la sua maestosità e per lo sviluppo verticale. Ha la forma di una cavea teatrale di eredità greco-romana ed è decorata da una fitta trama floreale con un intreccio di nastri e festoni. La copertura, dalle tonalità verdi e azzurre del velario in vetro e ferro, è opera di Giovanni Beltrami. Un’altra importante opera che adorna l’aula è l’altorilievo bronzeo dedicato alla glorificazione della Monarchia Sabaudia che troneggia al centro dell’emiciclo, dietro il banco del Governo e il seggio della presidenza.

Soddisfatti per quanto abbiamo visto e sentito concludiamo le nostre visite di istruzione, non senza rimpianti, nel lasciare la città eterna anche se la tranquillità del nostro paesino non la cambieremo mai con niente altro. Arrivederci alla prossima avventura!